mercoledì 21 novembre 2007

Cosa è successo agli stipendi

Rischio seriamente di replicare lo schema di alcuni post precedenti, ma non posso fare a meno di dire qualcosa sul tema delle retribuzioni ed in particolare sulla ricerca dell'Ires (istituto della Cgil) presentata un paio di giorni fa. Sintetizzata nello slogan: in sei anni i salari hanno perso 1900 euro. Allora, ripetendo cose che ho già detto: il problema esiste, è serio, ma quando se ne parla usando i numeri sarebbe il caso di spiegarli bene.
Intanto va ricordato che - come si precisa nella ricerca - la cifra in questione è in realtà la somma di 1210 euro attribuiti alla perdita di potere d'acquisto e di altri 688 legati all'effetto del cosiddetto fiscal drag. Il secondo aspetto merita un post a parte, dunque concentriamoci per ora sul primo. Per misurare il potere d'acquisto delle retribuzioni bisogna naturalmente confrontarle con l'inflazione, e quindi rendersi conto se nel tempo il loro incremento è sufficiente a compensare l'aumento dei prezzi quando il lavoratore va a fare la spesa.
Si tratta di scegliere opportuni indicatori: nel caso concreto l'istituto di ricerca utilizza la rilevazione Istat sulle retribuzioni di fatto (nota come Oros), e il deflatore del Pil relativo alla spesa delle famiglie (indicatore in un certo senso più ampio dell'indice dei prezzi al consumo in quanto non limitato ad un determinato paniere di beni). Il deflatore risulta negli anni in questione leggermente più alto dell'indice dei prezzi al consumo (Ipc), ma la scelta di utilizzarlo è pienamente legittima, vista anche la diffusa percezione di un surriscaldamento dei prezzi maggiore di quello misurato dall'Ipc.
Bene: seguendo allora l'andamento dei due indicatori, dopo un inizio in cui i prezzi corrono decisamente di più dei salari, questi poi recuperano fin quasi a chiudere la forbice con il 2007. La differenza finale è dello 0,3 per cento a svantaggio delle retribuzioni: sullo stipendio medio quantificato dall'Ires in 24.890 euro l'anno, la perdita di potere di acquisto è di circa 75 euro. Non è una buona notizia, visto che per i salari stare al passo dei prezzi è l'obiettivo minimo (in questo caso fallito seppur di poco): ci si attenderebbe che crescessero un po' di più.
Ma se questi sono i termini del problema, a cosa corrispondono i 1210 euro? Secondo l'Ires alla perdita di potere d'acquisto "cumulata" negli anni. La tesi, a mio parere discutibile, è che la forbice misurata anno per anno vada in un certo senso a trascinarsi sulle retribuzioni successive. Se poi si traduce questa intepretazione in un messaggio ben preciso, ossia che il dipendente medio si trova 1210 euro in meno sullo stipendio annuale (invece che 75) allora ce n'è abbastanza per gettare nello sconforto il povero lavoratore. Forse anche più del necessario.

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